· Storia di un qudro

Eupnea {signfica “respirare all’unisono”} e nasce nel 2020, anno molto strano, inizialmente come Creativity Lab e poi, durante il lockdown dovuto alla pandemia come gruppo di osservazione contemplativa a distanza.

Sin dagli inizi, il collettivo decide di utilizzare il premio Arte Laguna come opportunità per un’esperienza co-creativa. Attraverso la sperimentazione e l’iterazione, il gruppo inizia ad avvicinarsi alle quattro opere qui presentate. Ciascuna opera collettiva è composta da un pezzo “catalitico” creato da una determinata artista nel nostro collettivo e dai pezzi creati dalle altre artiste in sua risposta e risonanza.

Questo ci ha portate a creare piccoli schizzi o dipinti usando le parole guida delle altre artiste:

  • Giorgia: anima, la fonte, l’integrità
  • Donna: senso di appartenenza e identità
  • Joy: la magia del quotidiano
  • Anastasya: possesso

ma anche le loro opere e il loro stile.

Abbiamo anche iniziato a co-creare opere composite insieme.

 

Così descriviamo noi stesse e la nostra esperienza:

le artiste fondatrici del collettivo artistico hanno utilizzato la struttura portante del collettivo per catalizzare nuove esplorazioni e i loro viaggi artistici individuali e congiunti. Come collettivo, le artiste di Eupnea si sono impegnate in una conversazione artistica iterativa – scambiandosi generosamente ispirazione tra di loro – per la creazione di opere composite. Le opere presentate attingono alle esperienze delle artiste individualmente come esseri umani (donne), come immigrati, come viaggiatori, come persone in un percorso intrispettivo e, nel collettivo, come esseri sociali in cerca di connessioni ricche di sognificato. Le opere sono anche la rappresentazione di una conversazione tra anime e un incontro tra Oriente e Occidente rappresentato dalle diverse origini e culture delle artiste e da uno sforzo per andare oltre le differenze e trovare punti di unione profondi.

Questo esperimento artistico è anche inteso come riflessione su:

  1. Quanto sia importante avere mente e cuore aperti per capire, connettere e accogliere noi stessi e anche il punto di vista degli altri, in modo da co-creare,  affrontare insieme le nostre difficolta' emotive e migliorare il nostro processo creativo.
  2. Quanto sia importante la co-creazione a diversi livelli:
  • Individuale: esperienza su come l’identità di ogni persona si sviluppa nel rapporto con gli altri e in risposta all’ambiente e alla cultura;
  • Gruppo: la conversazione artistica di gruppo ha funzionato da acceleratore per la connessione e l’amicizia. Anche se prevalentemente online a causa del Covid-19, questo percorso ci ha anche portato a realizzare come la tecnologia (unita all’arte) non sia stata una limitazione, ma in realtà un aattivatore di intimita';
  • Società: nella nostra complessa e incerta società, la co-creazione e lo sfruttamento dell’intelligenza collettiva sono un bisogno crescente. Il processo di composizione delle nostre opere ci ha permesso una riflessione sulle condizioni necessarie per catalizzare tale processo.

Le opere

Opera catalitica: L’ARCHETIPO DEL MONDO (di Giorgia Madonno) – dipinto n.1

Questo dipinto rappresenta un archetipo, un modo di osservare e descrivere se stessi e il mondo con una lente e una lingua universali, un modo che riesce a toccare il nostro inconscio attraverso metafore e che si lega fortemente con il linguaggio artistico. Questo specifico archetipo si chiama “Il Mondo” (utilizzando il nome dei Tarocchi) e per me rappresenta l’ultima tappa di un viaggio di trasformazione in cui finalmente si arriva dove si è destinati ad essere, ci invita ad avere il coraggio di percorrere questa strada. Nel dipinto, il ghiaccio si sta rompendo, la primavera sta arrivando, la porta è aperta ed invitante. La figura umana deriva da un antico disegno rupestre trovato in una grotta in Cina. Per unire le culture di Occidente e Oriente e trovare l’essenza di chi siamo al di sotto delle maschere culturali, sono tornata alla fonte della ricerca artistica dell’umanità: nelle grotte in Europa, dove i nostri antenati incidevano la loro prima forma d’arte e in Cina dove e' nato l’antico carattere "seal script" (talmente simile alle iscrizioni rupestri americane da portarci a chiedere se esista effettivamente una qualche differenza). Ho fuso tutte queste ispirazioni con il nostro linguaggio visivo contemporaneo: incisioni e graffiti. Ho creato un' opera material usando la terra della mia terra natale per ancorare la mia arte alle mie origini, dopo molti anni in Asia che mi hanno cambiata molto. Questo è importante per me perché le nostre origini sono parte delle nostre fondamenta, del nostro viaggio e della nostra identità.

Opera in risonanza : Donna Chiu – dipinto n.4

L’opera di Giorgia è un invito ad entrare nell’ignoto e a sperimentare le possibilità, belle o brutte, e ad avere il coraggio di rischiare. Il mio dipinto, in riposta a questo, esplora la visione del mondo che si ha una volta usciti. Lo strato bianco separa diversi livelli di trasformazione, il lavoro è ancora in corso. L’utilizzo di diversi supporti, che includono acrilici, china e pittura spray rappresenta il mix di culture ed esperienze che influenza il mio viaggio artistico.

Opera in risonanza: Joy Haughton – dipinto n.2

L’opera principale mi ha trasmesso l’idea di una figura umana, probabilmente antica o un archetipo, con un’aurea magica o mistica. Nella mia operaoho voluto riflettere sugli aspetti che secondo me rappresentano la personalita' di Giorgia e il suo ruolo nel collettivo – lei fa da connettore (è lei che ci ha fatte incontrare) e a sua volta è lei stessa connessa alle sue origini e alle radici che si crea lungo la strada. Per questo per la mia opera ho utilizzato un elemento umano archetipo che deriva dalle origini italiane di Giorgia (disegni ritrovati nella grotta di Fumane) e anche un simbolo dal nostro collettivo (le nostre mani). Ho voluto fissare le sensazioni vissute lavorando per Eupnea – entrare insieme in una nebbia dolce e sconosciuta per esplorare la nostra arte e la nostra umanità.

Opera in risonanza: Anastasya Baresneva– dipinto n.3

Il colore lattiginoso al centro del dipinto di Giorgia ci induce a volerci saltare dentro. E quando lo fai non sai cosa ci sarà dopo e come ci si sentirà, sembra essere caldo e bello – ma non si può mai sapere. La mia opera rappresenta la possibilità di esiti diversi. Essi possono essere soddisfacenti o vuoti forma e tutto e' possibile.

  • Opera catalitica: ARCOBALENO DI NOI STESSI (di Joy Haughton) – dipinto n.3

Questo dipinto parte da una domanda: “che colori ha il vuoto?”. Essa poi evolve in una domanda successiva: “può esistere un arcobaleno di neri?”. Per qualcuno un arcobaleno di neri potrebbe essere un’idea deprimente. Per me è l’opposto – un tonificante invito verso l’ignoto. L’opera parte da un’esplorazione di questa oscuro ignoto, ma dopo aver visto i contributi degli altri membri di Eupnea ho realizzato che era come se avessi guardato nel vuoto con una fiaccola morente. Le loro opere hanno ampliato il significato della mia opera e rappresentano un intero universo interiore, senza confini e affascinante.

Opera in risonanza: Giorgia Madonno– dipinto n.1

L’opera principale mi ha trasportata in un altro mondo, un mondo nascosto, non immediatamente accessibile, che si dissolve facilmente, effimero, reale e irreale allo stesso tempo, misterioso. Mi sono sentita come se stessi camminando in un’altra dimensione, in una realtà molteplici livelli che attraversano una parete di colori e forme strutturali. Per questo ho creato un’opera leggera e con diversi strati, come un cielo riflesso in un pezzo di ghiaccio trasparente. Ho voluto dare un sensazione di “nebbia” e per questo ho utilizzato del colore spray sulla superficie per dare texture all’opera e poi ho aggiunto dei tocchi di colore che riflettono il muro colorato del dipinto principale. Il mio cielo vuole aprire uno spazio per volare nelle molteplici e co-esistenti realtà presenti nel mondo creato da Joy.

Pezzo in risonanza: Donna Chiu– dipinto n.2

La curiosità di Joy nel voler esplorare un arcobaleno di neri e la sua energia positiva mi hanno dato una nuova prospettiva per esplorare lo spettro dell’ignoto da entrambi i lati. I due viaggi sono viaggi di consapevolezza.

Da un lato, attraverso l’oscurità, l’esperienza comprende un senso di urgenza nel liberarsi dalla foresta della paura, per creare una nuova forma di vita. Quando la nuova vita viaggia nel lato opposto, nella sua forma distillata, essa trasforma e contestualizza l’esperienza in scorci e impressioni di un paese delle meraviglie quale l’ignoto potrebbe essere.

La mia opera utilize un mix di materiali diversi che includono acrilici, acquerello, china, gel e impasto.

  • Opera catalitica: IL VUOTO (di Donna Chiu) – dipinto n.4

Il vuoto è un buco nella mia vita, un buco di dolore e malinconia, di perdita che non si può cambiare, e che è oltre le mie possibilità di intervento. I momenti in cui si dimora in quel vuoto sono insopportabili a causa del dolore torturante. Mi sono resa conto che non c’è modo di combatterli e fuggire. L’unica soluzione è l’accettazione, imparare a co-esistere e co-abitare con questa oscurità. Allora forse, la pace verrà alla luce durante il viaggio.

Opera in risonanza: Joy Haughton– dipinto n.1

L’opera principale mi ha dato la sensazione di una grotta e di cose antiche e mistiche che ci affascinano e terrorizzano nelle caverne – siano esse reali o parti oscure e vuote dei nostri mondi interiori. Così ho iniziato con l’idea di prendere gli elementi arrotondati e profondi presenti nel dipinto originale per vedere dove potevo osare andare! Molto rapidamente durante la creazione del dipinto sono emersi degli occhi luminosi dall’oscurità – non intenzionalmente e consapevolmente, ma mi hanno subito colpito per quanto fossero adatti. Ombre antiche, terrificanti, affascinanti attendono di emergere quando si ha il coraggio di permettere che ciò avvenga. L’opera di Donna mi ha dato il coraggio di esplorare le mie.

Opera in risonanza: Giorgia Madonno– dipinto n.2

L’opera principale mi ha trasportata in una caverna che rappresenta un luogo mistico e misterioso del nostro inconscio. Mi è sembrato un antico spazio e la mia mente mi ha riportata al viaggio di Ulisse quando figure mitologiche (le sirene) attraevano barche e uomini nelle gole per distruggerli e ho pensato ai nostri fantasmi interni e a come sia difficile, spaventoso e a volte pericoloso affrontarli ma anche come questo sia necessario per progredire nel nostro viaggio personale (come fece Ulisse). Ho anche sperimentato una sensazione di separazione, solitudine e difficoltà nel raggiungere qualcosa, forse la pace.

Basandomi su ciò ho creato un’opera che può rappresentare una caverna, ma vista dall’alto, un posto spaventoso in cui dobbiamo entrare, un luogo che può sembrare la nostra colonna vertebrale, il nostro io strutturato, in cui ci addentriamo affrontando la paura e accettandola come parte del viaggio di scoperta di chi siamo. Questo è un viaggio che ogni persona ha bisogno di percorrere, non importano le origini. Gli esseri umani sono tutti uguali sotto le maschere culturali.

Pe questo motivo, in termini di stile artistico, anche in questo dipinto ho inciso delle linee, inscritto simboli che si ispirano alle grotte e ho usato vernice spray (che si utilizzano per i graffiti, le nostre moderne “incisioni rupestri”), con l’intento di unire le culture di Occidente ed Oriente.

Opera in risonanza: Anastasya Baresneva– dipinto n.3

Donna accetta l’esistenza dell’oscurità e la sua opera è veramente bella e distilla il modo in cui si potrebbe co-esistere con il vuoto – “il buco nella sua vita”. Questo dipinto è stato davvero una prova per me, il tentativo di lavorare con paure e i mostri interiori anche se non sono i miei. Ho sperimentato una sensazione fisica di paura e ansia quando ho iniziato a rifletter sul suo dipinto ma ho provato a dipingere attraverso queste emozioni. Penso che aggiungere molta texture grazie a vari materiali acrilici mi abbia fatto sentire come se potessi toccare alcune di queste emozioni, una sensazione nuova per me che mi ha fatta sentire bene.

  • Opera catalitica: ARCOBALENO DI NOI STESSI (di Joy Haughton) – dipinto n.3

Questo dipinto parte da una domanda: “che colori ha il vuoto?”. Essa poi evolve in una domanda successiva: “può esistere un arcobaleno di neri?”. Per qualcuno un arcobaleno di neri potrebbe essere un’idea deprimente. Per me è l’opposto – un tonificante invito verso l’ignoto. L’opera parte da un’esplorazione di questa oscuro ignoto, ma dopo aver visto i contributi degli altri membri di Eupnea ho realizzato che era come se avessi guardato nel vuoto con una fiaccola morente. Le loro opere hanno ampliato il significato della mia opera e rappresentano un intero universo interiore, senza confini e affascinante.

Opera in risonanza: Giorgia Madonno– dipinto n.1

L’opera principale mi ha trasportata in un altro mondo, un mondo nascosto, non immediatamente accessibile, che si dissolve facilmente, effimero, reale e irreale allo stesso tempo, misterioso. Mi sono sentita come se stessi camminando in un’altra dimensione, in una realtà molteplici livelli che attraversano una parete di colori e forme strutturali. Per questo ho creato un’opera leggera e con diversi strati, come un cielo riflesso in un pezzo di ghiaccio trasparente. Ho voluto dare un sensazione di “nebbia” e per questo ho utilizzato del colore spray sulla superficie per dare texture all’opera e poi ho aggiunto dei tocchi di colore che riflettono il muro colorato del dipinto principale. Il mio cielo vuole aprire uno spazio per volare nelle molteplici e co-esistenti realtà presenti nel mondo creato da Joy.

Pezzo in risonanza: Donna Chiu– dipinto n.2

La curiosità di Joy nel voler esplorare un arcobaleno di neri e la sua energia positiva mi hanno dato una nuova prospettiva per esplorare lo spettro dell’ignoto da entrambi i lati. I due viaggi sono viaggi di consapevolezza.

Da un lato, attraverso l’oscurità, l’esperienza comprende un senso di urgenza nel liberarsi dalla foresta della paura, per creare una nuova forma di vita. Quando la nuova vita viaggia nel lato opposto, nella sua forma distillata, essa trasforma e contestualizza l’esperienza in scorci e impressioni di un paese delle meraviglie quale l’ignoto potrebbe essere.

La mia opera utilizza un mix di materiali diversi che includono acrilici, acquerello, china, gel e impasto.

  • Opera catalitica : OSSERVANDO LA PAURA (di Anastasya Baresneva) – dipinto n.2

Quest’opera è sulle mie paure, i miei problemi, il mio disagio con me stessa, e so che tutti questi sentimenti ci sono e mi fanno sentire molto triste ma non li affronto dall’interno li guardo e basta. Non voglio accettarli, creo un’altra realtà, dove so che ci sono ma posso pensare che non siano miei. E anche in questo quadro ho cercato di creare qualcosa che sembri più bello di ciò che è in realtà. Per quanto io sarco di mantenere il mio scudo e la mia copertura di ghiaccio, ma si sta incrinando e nascondersi diventa sempre più difficile.

Opera in risonanza: Giorgia Madonno– dipinto n.3

Guardando l’opera principale ho immaginato uno spazio aperto, freddo e innevato. Ho visto una persona ferma davanti ad un lago ghiacciato di montagna che osserva il vuoto, con il desiderio di guardare all’interno ma per qualche motivo senza farlo davvero, forse perché il ghiaccio sembra molto fragile. In seguito il lago nella mia mente si è trasformato in una nuvola, una bolla che può facilmente sparire, implodere o andarsene. Penso che ci sia bisogno di vuoto, di silenzio per poter fare un viaggio di riflessione profonda.

Il mio dipinto rappresenta lo stesso paesaggio, una montagna ghiacciata dove al posto del lago c’è un crepaccio, che assomiglia un po’ ad una ferita. È capitato che camminassi su ghiacciai (per esempio sul Monte Rosa in Italia) e quando ci si trova in tutto quel bianco e di fronte ad un crepaccio, ci si sente piccoli e fragili e mentre si camminalentoi in questo paesaggio così vasto si va all’interno di sestessoi e il nostro crepaccio interiore si apre insieme alla gioia, al mistero, alla bellezza di essere vivi e di poter testimoniare una tale bellezza intorno a noi e dentro di noi.

Pezzo in risonanza: Donna Chiu– dipinto n.4

Ho visto molta lotta, il desiderio di abbattere la paura per poter andare avanti nel dipinto di Anastasya, e sono davvero affascinata da questo senso di conflitto interno. Di conseguenza ho espresso la battaglia interiore nel mio lavoro, con un tocco personale nella mia interpretazione. Ho creato un mondo che intersechi l’interno e l’esterno, e il desiderio di uscire fuori. Allo stesso tempo, ho introdotto un altro punto di vista che non è chiaro se appartenga a chi guarda dall'esterno l' emozione dell’artista, oppure appartenga all’artista stessa che sta osservando qualcosa che vuole tenere a distanza.

Opera in risonanza: Joy Haughton– dipinto n.1

Guardando il dipinto di Anastasiya ho avuto immediatamente l’impressione di camminare in un paesaggio ghiacciato intorno ad un lago profondo. Ho voluto catturare il senso del bello e del pericolo che mi ha trasmesso quest’opera. Molti anni fa ho lavorato come archivista per fotografie realizzato tra il 1914 e il 1916 da Frank Hurley durante la spedizione in Antartide di Shackleton. L’opera mi ha immediatamente riportata alle fotografie di Hurley e per questo come ispirazione per la tonalità della mia operane ho utilizzato la foto una gola ghiacciata in Antartide di quell collezione. Durante tutta l’esperienza con Eupnea ho pensato all’idea dell’antico, e per questo mi è piaciuto usare una delle prime fotografie dell’Antartide come ispirazione per questo dipinto.

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